Liceo Scientifico "Galileo Galilei"

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Musica all'opera: DON GIOVANNI DI MOZART

caritroIl liceo Galilei non poteva mancare l’unico appuntamento cittadino con la lirica: Don Giovanni, la più controversa delle creature artistiche del duo Mozart/Da ponte.

Domenica 9 febbraio  vari gruppi di studenti delle classi 5Bsa, 3Bdl, 4Bdl, 5Asa, 5Bord, 4Aord, 5Aord e 2Bdl, accompagnati da alcuni docenti, hanno assistito alla rappresentazione dell’opera presso il Teatro Sociale. Gradita la messa in scena della regista Pezzoli, caratterizzata da un uso insolito del balletto; hanno riscosso appezzamento anche  l’interpretazione del protagonista da parte di Daniele Antonangeli ( assolutamente convincente nel suo ruolo di affascinante seduttore), nonché le doti canore di Sonia Ciani, una splendida Donna Anna. 
Seguono le riflessioni di due studenti della 5Bord.

ANDREA SITTONI Lettura (strana) del Don Giovanni di Cristina Pezzoli da parte di un diciottenne (anche lui strano)
L’opera lirica andata in scena il 9 febbraio non è la classica opera seria durante la cui rappresentazione rischi di perderti in un sonno profondo. Al contrario, particolarmente coinvolgente per chiunque visto che la regia di Cristina Pezzoli è dinamica e progressista, con continui capovolgimenti scenotecnici.
Don Giovanni se vivesse oggi sarebbe un rapper. Numerose sono le analogie tra le due figure in questione che ho potuto cogliere nella rappresentazione. Uomo estetico in senso kierkegaardiano, che vive solo il presente, inseguendo il piacere immediato, “Dammi un brivido, non so per quanto starò qua” canta Guè Pequeno; libertino, attratto da qualsiasi tipo di donna, “Amo le donne di ogni colore, razza, lingua e classe sociale” recita il testo di Le Donne di Fabri Fibra. Lo sciupafemmine per antonomasia è blasfemo ed estremamente eccentrico in modo oscuro, sia per quanto riguarda il vestiario (il suo abbigliamento prende infatti ispirazione da grandi stilisti) sia per la personalità; chiunque ne rimane stregato, come Ketama126, che notoriamente predilige atmosfere dark, in Lucciole “a Roma sono come il nuovo Papa, tu sei un altro granello nella spiaggia, ora sono vestito di marca”. I personaggi dell’opera cantano a volte da un microfono, strumento sacro per il rap, come raccontano Bassi Maestro e Cricca Dei Balordi in Microphone Check 1,2 What Is This; i ballerini muovendosi in modo fluido e acrobatico accompagnano il canto di Don Giovanni richiamano involontariamente i b-boys che danzano nelle jam a tempo dei quattro quarti, aspetto raccontato ad esempio in Ghettoblaster di Stokka e Madbuddy. Tuttavia l’opera va oltre, riuscendo tramite il balletto a descrivere la psiche di Don Giovanni. Oltre a ciò i ballerini si sono trasformati anche in architettura, facendo da statue per il trono del Commendatore. Entrambi gli aspetti colpiscono per la creatività registica.
Inoltre questo Don Giovanni cupo e truccato mi ricorda un altro antieroe contemporaneo che continua ad affascinare: Joker. Se il Joker di Heath Ledger nel Cavaliere Oscuro rifiuta qualsiasi valore e continua a sfidare la morte, per esempio quando Batman si scaglia verso di lui a tutta velocità in moto e sta immobile, il Don Giovanni affronta a testa alta il Commendatore, che terrorizza ogni anima malvagia come Batman terrorizza qualsiasi criminale. Entrambi i personaggi incarnano perfettamente un’atmosfera tetra che ha il proprio acme nel finale blasfemo delle due produzioni artistiche: nel Don Giovanni di Cristina Pezzoli brucia in modo spettacolare una croce sul palco, mentre nel Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan Joker brucia una montagna di soldi, peccato di hybris nei confronti del Dio denaro che tutto controlla a Gotham City.
Opera notevole, che smuove forti emozioni nell’animo durante la messa in scena, grazie anche all’esecuzione impeccabile dei cantanti e dell’orchestra, tenendo ben desti per tutta la sua lunga durata: prova che un classico ha sempre qualcosa di inatteso da comunicare, come scrisse Italo Calvino “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.

GRETA DECARLI - Don Giovanni  impenitente libertino, è diventato per definizione l’immagine simbolica della attrazione dell’uomo verso la donna e verso l’amore. Senza nessun rimorso inganna, seduce, talvolta uccide e scappa; una storia che si ripete per tutte coloro che sono elencate nel catalogo dal fedele servo e complice Leporello, il quale anche se nella sua aria canta “voglio fare il gentiluomo e non voglio più servir” elenca compiaciuto tutte le conquiste del padrone, giustificandolo di fronte a Donna Elvira “Madamina, il catalogo è questo (…) In Italia seicentoquaranta;  In Alemagna duecento e trentuna;  Cento in Francia, in Turchia novantuna;  Ma in Ispagna son già mille e tre.”.
Il dramma mozartiano (giocoso, ma non tanto) vede il protagonista, in cui l’istinto dell’eros non segue nessuna regola, fuso perfettamente con la drammaticità dell’opera, non solo dalla musica, ma dall’intera rappresentazione: fin dall’ouverture lo svolgimento della vicenda  è accompagnato da due ballerini, costante fissa dell’intera rappresentazione; uno è coperto da una maschera bianca, l’altra è una figura femminile dai lunghi capelli ricci, la quale viene spogliata dalle ali che le permettevano di volteggiare elegantemente; è visualizzando così, in danza, il tentato stupro di Don Giovanni a Donna Anna, evento fondamentale che dà  inizio all’intera vicenda. Il corpo di ballo rappresenta il carattere del protagonista in tutta l’opera: prendendo la forma inizialmente di membri di un circo nero, nell’incontro con il commendatore i ballerini fanno parte della scultura funebre di quest’ultimo, fino alla chiusura, in cui diventano le fiamme che avvolgono lo stesso Don Giovanni.
Scenografie semplici, ambientate in un mondo cupo, senza tempo, assieme a costumi ed oggetti scenici non collocabili in una precisa epoca storica, creano una specie di atmosfera onirica, quasi un incubo in cui é rappresentata l’interiorità dei personaggi; resta nella mente quella candida croce che dal cimitero diventa un tavolo imbandito e nel finale prende letteralmente fuoco.
Angelo o demone? Vincitore o vinto? Per quanto tutte le sfide romantiche di Don Giovanni siano nell’opera rovinate da donna Elvira, rappresentata fin da subito come una donna forte e piena di passione, lei stessa prova per il protagonista un amore totalizzante che la porta a tentare di redimerlo fino alla fine e spinge colui che guarda a non prendere una posizione netta. Don Giovanni è come un eterno bambino che, circondato da balletti, canzoni e scenografie, non è in grado di legarsi a niente e nessuno; innocentemente vede tutto come un gioco, prendendo poco sul serio le donne, la vita e perfino la morte.

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