Liceo Scientifico "Galileo Galilei"

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PROGETTO “MUSICA ALL’OPERA”: Il Barbiere di Siviglia al Teatro Regio di Parma

apolloEccoci giunti al momento clou del progetto “Musica all’opera”, finanziato dalla Fondazione Caritro: lo scorso 18 marzo nove classi del liceo (1Bdl, 4Asa, 4Bord, 4Bsa, 5Aord, 4Adl, 3Asa, 3Aord e 3Adl) con 12 docenti hanno assistito alle prove generali della più famosa opera di Rossini nella splendida cornice neoclassica del Teatro Regio di Parma.

Al mattino i 186 partecipanti hanno visitato alcuni edifici significativi del centro storico, accompagnati dai rispettivi docenti, mentre nel pomeriggio hanno seguito la rappresentazione dai palchi di un traboccante teatro. Per quasi tutti è stata la prima esperienza di un’opera lirica in un teatro di tale prestigio, ed ha gettato il seme per altre iniziative analoghe nei prossimi anni scolastici.

fotografia tratta dal sito del Teatro Regiofotografia tratta dal sito del Teatro Regio

Le impressioni di alcuni studenti.

Emma Bonetti e Luca Bona classe IIIADL
L’opera, musicata da Gioacchino Rossini su libretto di Cesare Sterbini (ispiratosi all’omonima commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais) narra le vicende di Figaro, “factotum della città” di Siviglia, e degli innamorati conte d’Almaviva e Rosina. Essi riescono, grazie alle “invenzioni prelibate” di Figaro, a coronare il loro sogno d’amore, ostacolato dal tutore di lei. Con varie peripezie, equivoci e travestimenti, viene messo in luce il conflitto generazionale tra giovani brillanti ed anziani che – nonostante non lo vogliano ammettere – finiscono per essere “infinocchiati”.

Nonostante alla sua prima rappresentazione, nel 1816, l’opera sia risultata un fiasco totale, essa è oggi uno dei titoli operistici più amati dal pubblico e la più rappresentata fra le opere buffe.

L’allestimento di Beppe de Tomasi, ripreso da Renato Bonajuto, è risultato efficace nella sua elegante semplicità, riuscendo a coinvolgere e divertire i giovani in sala. Le suggestive luci e gli allegri costumi, in particolare, hanno giocato un ruolo fondamentale nel conferire spontaneità alla rappresentazione. Gli interpreti hanno dimostrato spiccate capacità attoriali oltre che vocali; insieme al coro del Teatro Regio di Parma e all’orchestra regionale dell’Emilia Romagna, diretta da Alessandro d’Agostini, hanno contribuito alla riuscita di un piacevolissimo spettacolo.

Carol Garcia e Francisco Brito, rispettivamente Rosina e il Conte d’Almaviva, hanno dato prova di grande precisione nelle numerose agilità e colorature caratteristiche delle loro parti. Mario Cassi con la sua voce potente ha interpretato con vitalità il personaggio di Figaro, pur sovrastando talvolta i colleghi. Vincenzo Taormina e Guido Loconsolo, nei ruoli di Don Bartolo e Don Basilio, hanno espresso con bravura la grande ironia dei due personaggi. Anche la Berta di Eleonora Bellocci, l’ufficiale di Giovanni Bellavia ed il Fiorello di Lorenzo Barbieri hanno riscosso numerosi applausi dal pubblico.

Nel complesso, l’opera è stata molto apprezzata : queste occasioni sono preziose per avvicinare i giovani ad una forma d’arte che, troppo spesso, è ritenuta solamente “una cosa da vecchi”.


Sabina Agostini classe IVBord
18 marzo 2019. Siamo a Parma, Teatro Regio.
La rappresentazione operistica del “Barbiere di Siviglia” di Rossini è appena stata messa in scena e si è conclusa con un applauso durato diversi minuti.
Per questioni economiche e di tempistica abbiamo assistito alle prove antegenerali pomeridiane dell'opera.
Quest'anno per la prima volta, a differenza degli anni scorsi, alla filarmonica di Verona, eravamo posizionati nei palchetti che circondano il teatro, anziché in platea. Nonostante fossimo tutti molto emozionati all'idea di avere un nostro balconcino per poche ore, inutile negare che in platea si sarebbe stati sicuramente più comodi e con una migliore visuale del palco.
Io sono stata comunque molto contenta del posto che mi è stato assegnato perchè, anche se la posizione del mio palchetto non era fra le migliori, abbiamo avuto modo di sperimentare una situazione da “aristocratici”. Infatti questo tipo di postazione era anticamente riservato alle classi più elevate e benestanti, che si potevano permettere l'acquisto un balconcino. Ancora oggi alcuni palchetti sono privati, anche se è un'usanza meno frequente. Inoltre uno dei vantaggi di questa posizione, oltre al fatto di poter commentare l'opera senza disturbare altre persone, è stato poter vedere l'orchestra dall'alto. La musica è infatti l'ingrediente che maggiormente apprezzo delle opere liriche, più del canto e delle scenografie; osservare gli archi muoversi simultaneamente, assistere all'alternarsi di diversi strumenti, vedere come gli artisti eseguivano pezzi molto complicati con una tale naturalezza, mi ha davvero impressionata.
La musica era anche molto coinvolgente grazie ai crescendi tipici di Rossini che la rendevano molto vivace e movimentata. Purtroppo per le prove i musicisti non indossano abiti scuri come nella vera rappresentazione serale, per cui sono risultati un po' disordinati, anche per il fatto che molti durante i periodi di pausa del loro strumento abbandonavano l'orchestra quindi l'effetto era quello di un via vai poco elegante.
Non ci dobbiamo però dimenticare che si è trattato di prove. Anzi, all'inizio dello spettacolo eravamo stati avvisati che l'opera avrebbe potuto subire qualche modifica, quindi siamo anche stati fortunati ad aver potuto partecipare all'intera rappresentazione.
Ad essere onesta, personalmente non mi sarebbe dispiaciuto affatto se avessimo assistito a qualche interruzione dovuta a interventi di regia. A me infatti piace moltissimo anche la parte di preparazione di uno spettacolo o film, sono affascinata da tutto il lavoro che c'è dietro ad opere di questo tipo e da come si riesca a coordinare tutto, nella maniera a cui poi assistiamo “passivamente”. Dal punto di vista della trama della storia narrata, devo dire che non mi ha particolarmente colpita. Questo però lo sapevo già grazie alle lezioni preparatorie con la professoressa Annely Zeni.
Si tratta delle vicende di un conte innamorato di una ricca ereditiera, Rosina, il quale chiede aiuto al barbiere della città di Siviglia, Figaro, affinchè possa escogitare un modo per entrare in casa della fanciulla sfuggendo al vecchio tutore della ragazza, anch'egli invaghito di lei. Figaro accetta sotto pagamento ed architetta una serie di stratagemmi con effetti di comicità di sapore plautino.
Comparando la storia alle altre due a cui abbiamo assistito gli anni scorsi (la “Cenerentola” e la “Turandot”), forse questa è quella che mi è piaciuta meno, perchè ho trovato la trama meno coinvolgente, anche perchè molti sono stati gli elementi ripresi dal teatro di Plauto, il che rendeva la storia meno originale.
Un altro fattore abbastanza importante da tenere in considerazione è l'ambientazione e i costumi dei cantanti. La prima era decisamente scarna, consisteva in una finta abitazione a due piani, trasparente con delle decorazioni scure. Questo però, faceva risaltare meglio i cantanti, vestiti con abiti molto colorati e sgargianti.
Mi sarebbe piaciuto se l'ambientazione fosse stata più elaborata, ci saremmo forse immedesimati meglio nella vicenda e avremmo apprezzato di più la rappresentazione, che non sarebbe stata solo basata sul canto e sulla musica, ma anche su effetti visivi.
Così facendo l'opera è alla fine risultata piuttosto lunga anche se molto ben eseguita da parte dei cantanti, come dimostra la scena dove Bartolo cantava velocissimo, così rapidamente che si faceva fatica persino a seguire i sottotitoli. In quel momento veniva mostrata tutta la bravura del cantante.
Un altro aspetto che poteva, a mio parere, essere curato meglio sono state le coreografie: i cantanti non si sono tanto mossi sul palco, il linguaggio del corpo non è stato secondo me efficacissimo. Prendo come esempio la scena di “Pace e Gioia”, che personalmente mi aspettavo venisse eseguita meglio, sia dal punto di vista musicale sia visivo. Si tratta della scena nella quale il conte di Almaviva, sotto consiglio di Figaro, si traveste da prete fingendo di dover far le veci di don Basilio. In questo modo entra in casa di Rosina e Bartolo, ingannando inizialmente quest'ultimo. La parte è stata cantata più velocemente del previsto, il che ha fatto perdere la comicità alla scena e anche la gestualità dei personaggi è stata meno efficace rispetto al film proposto dalla professoressa Zeni in classe.
Generalmente mi ritengo comunque fortunata ad aver potuto partecipare a questa attività, soprattutto perchè mi capita veramente di rado di prendermi del tempo per queste opere. Inoltre l'uscita è stata interessante anche per quanto riguarda il teatro, inteso come struttura fisica. Abbiamo potuto apprezzare le innumerevoli decorazioni dorate, il prezioso lampadario sul soffitto, le panchine rosse nel balconcino, la posizione delle luci per il palco.
Abbiamo visto con i nostri occhi cos'è un teatro all'italiana, come funzionano i palchi e la platea, l'orchestra e gli attori.

Matteo Sabella 4 Bsa
Le luci si spengono, le tende sono tirate e donano un effetto opaco alla scena, che ricorda una gabbia arabeggiante.
Ad un tratto un canto forte ed audace irrompe nella sala.
Tutti rimangono sbigottiti, emozionanti: un’opera di cui si è solo sentito parlare in classe, magari in mezzo a definizioni apparentemente poco pratiche come quella di ritmo e marcia finalmente prende consistenza, si avvera, materializza.
Ed ecco che in pochi minuti si è all’interno di una vicenda basata sulla storia più classica di sempre, quella di un innamorato non corrisposto a causa della mancanza di audacia ed inventiva, che si fa aiutare da un barbiere intenditore di queste cose.
In poche ore si viene catapultati tra coreografie movimentate, statiche, canzoni con vari ornamenti e altri più scarni in cui ogni elemento ha un proprio significato e nulla è lasciato al caso, ma anzi soppesato minuziosamente perché questo continuo alternarsi di momenti apparentemente in opposizione concedano che ogni momento sia unico e non cada nell’oblio a causa di un mimetismo collettivo e reciproco.
La disposizione  poi dei posti nei palchi,  invece che nella platea,  conferisce al tutto un coinvolgimento speciale che porta quasi indietro nel tempo e permette di vivere a pieno tale esperienza, spesso considerata noiosa dai più giovani che sono timorosi di un eterno e prolisso succedersi di atti, qui sostituiti da azione, colpi di scena e qualche sottile momento che a più di qualcuno strapperà un sorriso.
In conclusione quest’opera non manca di elementi che possono attirare almeno in parte l’attenzione e il consenso di ciascuno e magari di regalare anche qualche lezione di vita.

Leonardo Dusini 4Bsa
Contesto Storico dell’opera “Il Barbiere di Siviglia”
Lo spettacolo inizia con il coro del Conte che canta una serenata alla sua amata Rosina. Il Conte dimostra una dolcezza finta, quasi forzata. Per contrasto Figaro, che canta subito dopo la sua famosa aria, è un borghese di successo. Il Conte in confronto è ridicolo, impacciato e buffo. Figaro è la vera star dell’opera, a lui Rossini giustamente dedica il titolo del suo capolavoro.
Il contrasto tra Figaro e gli altri personaggi del “Barbiere di Siviglia” fa parte di un messaggio politico che Rossini vuole trasmettere al pubblico. L’opera andò in scena per la prima volta nel 1816, anni di grandi cambiamenti. Appena 25 anni prima era successa la Rivoluzione Francese, un vero e proprio scossone alla storia. Il messaggio che Rossini vuole comunicare è che l’era della nobiltà e della chiesa è finita nonostante la restaurazione dei poteri monarchici in Europa. Per Rossini è cominciata l’era della borghesia. Gli indizi di questo significato sottinteso sono un po’ dovunque nell’opera, uno fondamentale per la trama è il fatto che il Conte d’Almaviva ha bisogno di un borghese, Figaro, per conquistare il cuore di Rosina. Figaro consiglia allora al Conte di travestirsi da militare e entrare nella casa di don Bartolo pretendendo vitto e alloggio, chiaro riferimento alla stagione di guerre napoleoniche che ha preceduto la prima dell’opera.
Opera buffa? Non lo so.

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