Liceo Scientifico "Galileo Galilei"

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Siddharta

ricerca di Lorenzo Rossi, Ruben Toniolli, Pietro Nanfitò, Leonardo Nerini

 

TRAMA


siddharta1La storia è ambientata in India all'incirca nel VI secolo a.C. e lo si capisce dalla presenza del Buddha, ovvero Gotama, che è un personaggio storicamente attestato.
Dal punto di vista dello spazio, la vicenda di colloca in quattro luoghi fondamentali: la città  dei Brahmini, il pellegrinaggio con i Samana, la città  e il fiume.

Per capire bene il testo bisogna conoscere due concetti fondamentali:

  1. la gerarchia della società  induista, nella quale si individuano alcune rigide classi sociali, cui si appartiene per nascita:
  2. Brahmini
  3. Guerrieri
  4. Commercianti
  5. Contadini
  6. Paria – fuori casta
  7. la fede induista nella trasmigrazione delle anime: tutti possiedono uno spirito che fa parte di uno spirito piò grande, ovvero quello del mondo, Il Brahma. Tutte le anime sono in comunione tra loro. Gli uomini oltre allo spirito possiedono l’Atman ovvero un’ Anima individuale.
L’anima quindi è rinchiusa in un involucro, ovvero il corpo. L'anima non muore insieme al corpo, e si reincarna in un nuovo essere, più o meno importante secondo le credenze induiste, in base alle azioni che avevi commesso nella tua vita precedente; per esempio se una persona in vita era stata un assassino si reincarnerà  in un animale o in un oggetto, al contrario, se è stato una persona retta si potrà reincarnare di nuovo in una persona.

Parte 1:
Siddharta è giovane, bello e ha tutte le potenzialità per diventare un grande Brahmino, ma si sente incompleto: non si accontenta della religione del padre, è scontento del formalismo e del contrattualismo che dominano in essa, e quindi, per rispondere alla domanda che lo tormenta ( le dottrine religiose portano la felicità? E se non lo fanno in che modo si può raggiungerla?), chiede al padre di lasciarlo andare alla scoperta del mondo insieme a Govinda, fino a quando non lui cede.
Siddharta è caratterizzato da questa fame di conoscenza e soprattutto vuole assimilare questa saggezza, non limitarsi ad ascoltare e imparare a memoria. Egli sa che senza ricerca delle risposte non c'è formazione.

Siddharta trova due vie possibili per completare la sua ricerca:
la prima con i Samana, una setta religiosa che pratica l'ascetismo, cercando di isolare le emozioni che, come parte del corpo, opprimono l'anima. Esse vanno quindi distrutte tramite il dolore e una serie di pratiche che consentono di dominare sempre più ampiamente i bisogni del corpo. Punto culminante di tale percorso è l'ESTASI PANICA, che consiste nel distaccamento completo della mente dal corpo , riuscendo a comprendere tutto il mondo dall'esterno del proprio corpo, che limita questa capacità. Siddharta resta in meditazione con i Samana, ma dopo qualche anno si accorge che andando avanti per quella via non riuscirà mai a raggiungere la massima elevazione spirituale, che alla fine quelle dei samana sono solo tecniche, non vere risposte ai suoi quesiti sul senso della vita; quindi decide di ritornare in viaggio alla ricerca della liberazione dalle emozioni.
La seconda via invece è quella che viene proposta dal Buddha stesso, Gotama, affine a quella dei samana quanto a scopo, ma assai diversa nei mezzi. Infatti, a differenza delle dure e disumane pratiche ascetiche, le pratiche che il Buddha propone sono non violente e non estremizzate: si limitano alla preghiera e alla meditazione. Tuttavia nell'incontro di Siddharta con Gotama già si capisce quanto sia fallace la dottrina del Buddha ai suoi occhi: infatti essa mostrava un cerchio completo che andava dalla vita alla morte, cosa che però non poteva comprendere la liberazione, la reincarnazione, che interrompeva per un piccolissimo istante tutta la catena presentata da Gotama. Siddharta quindi, a differenza dell'amico Govinda, non si fermerà con il Buddha. Quindi nemmeno questa seconda opzione sa dare una soddisfacente risposta alle domande del giovane.

Siddharta capisce così che le dottrine non vanno bene per il suo scopo, in quanto comprendono sempre il RIFIUTO di qualcosa, mentre il suo obiettivo è arrivare alla totale conoscenza del mondo, senza rifiutare niente.

Così, abbandonate le dottrine, cerca di fare esperienze di quello che fino ad ora gli era mancato: una vita normale, comune, immersa nel SAMSARA (= la vita terrena, il mondo materiale, che è permeato di dolore e di sofferenza). Siddharta si pone nuove domande e queste sono il motivo della sua scelta; si chiede anche come sia possibile rifiutare qualcosa che non si conosce (secondo la logica dei Brahmini e dei Samana) e proprio per questo si avventura nella città, denominata "degli uomini-bambini".


Parte 2:
Siddharta raggiunge la città, dove si imbatte per la prima volta nella sua vita in una donna che gli piace, Kamala, la cortigiana. Riesce ad incontrarla, ma lei non gli si concede in quanto vede in lui solo un Samana, coperto di stracci, sporco e senza soldi.
Però è attratta dalla sua conoscenza e dalle sue abilità ascetiche, quindi lo mette in contatto con un mercante presso il quale potrà lavorare.
Siddharta inizia così a costruirsi la sua vita "normale", in cui si arricchisce, così da poter frequentare Kamala e diventare uno dei suoi tanti amanti, fra essi il suo preferito. Infatti con lei non solo esercita l'amore, una delle tante cose che voleva apprendere dalla donna, ma impara anche le dinamiche normali della vita cittadina; dal mercante viene introdotto al gioco d'azzardo e diventa un assiduo giocatore.
A questo punto Siddharta si accorge di quanto è cambiato e di quanto le cose che prima disprezzava fossero diventate la parte più importante della sua vita attuale, e questo glielo rivela un sogno che fa dopo aver giaciuto con Kamala.
Decide quindi di abbandonare la città e tutto ciò che comprendeva, riprendendo nuovamente la sua vecchia ricerca di risposte alle domande sul senso della vita.

Dopo un lungo cammino, stanco e affamato si accascia su un albero in riva ad un fiume, dove si addormenta. Mentre sogna, avverte la voce del fiume, incomprensibile in un primo momento; poi dopo un po' , piano piano, capisce una sola sillaba: "Om"
Già conosceva questa parola, ma non la aveva mai provata dentro se stesso. Il senso di pace è tale che si addormenta sul posto.
Allora si sveglia, con rinnovato vigore, sentendosi un uomo nuovo. Nota che non è solo, con lui c'è un seguace del Buddha, nel quale riconosce l'amico perduto: Govinda.
Con lui ha una riconciliazione lenta, in quanto Govinda non lo riconosce subito, ma, non appena questo avviene, inizia a chiedere della sua ricerca e scopre dei vari fallimenti, che però Siddharta non considerava tali, perché lo avevano fatto crescere.
Dopo aver lasciato andare l'amico per la sua strada, Siddharta percorre il fiume fino a trovare inaspettatamente la casa del barcaiolo che lo aveva ospitato quando stava andando verso la città.
Chiede di nuovo accoglienza a costui, il cui nome era Vasudeva, offrendogli in cambio una mano nel lavoro sul fiume e in campagna.
Durante la sua permanenza Siddharta si accorge che il barcaiolo parla con il fiume molto di più di quanto lui avesse mai fatto, e che in quell'uomo risiede tanta saggezza quasi come nel Buddha.
La nuova idea di vita di Siddharta è simile sia all'ascetismo dei Samana che al Buddismo, ma senza rinnegare niente e non meditando in se stessi, ma espandendosi al di fuori di se stessi, nel fiume.
A Siddharta manca però un confronto, quello con la figura paterna.
Un giorno si presenta Kamala insieme ad un bambino, che è il figlio di Siddharta. La donna muore, morsa da un serpente, e lui si ritrova con un bambino mai contento, che non lo riconosce come padre e che non si vuole adattare alla vita da barcaiolo, essendo abituato al lusso che aveva vivendo con la madre.
Siddharta, immedesimatosi nel padre, comprende come il genitore si deve essere sentito quando il figlio se ne era andato di casa.
Una volta che il figlio scappa, Siddratha non riesce a lasciarlo andare pur sapendo che fosse la cosa giusta. Da tutto ciò impara così ad essere UMILE, mentre in un modo o nell'altro si era sempre considerato superiore sin da quando era nato.

Pure il barcaiolo, dopo la fuga del bambino, aveva deciso di andare via. Così Siddharta senza più nessuno, né amico, né maestro, né figlio, ritorna alla sua vita da barcaiolo, ma ancora più saggio di prima.

Qui la storia subisce una cambiamento, passando dal punto di vista di Siddharta a quello di Govinda. Il monaco si reca al fiume, dato che aveva sentito parlare di un saggio barcaiolo. Lì incontra Siddharta, ma non lo riconosce.
Incominciano a parlare della loro ricerca e di cosa avevano trovato. Siddharta spiega che non è la ricerca a farci raggiungere l'illuminazione, ma la rinuncia al cercare. Infatti egli sostiene che l'essere liberi dal cercare qualcosa ci apra la mente verso il tutto. Quindi è meglio non focalizzarsi su una singola cosa, su un preciso obiettivo, in modo da avere una visione completa di tutto ciò che vi è attorno a noi.
Spiega anche che il mondo non è composto da una sola verità, ma per ogni verità vi è anche un contrario, ed anch'esso è vero. Però questo non è compreso da tutti, ma solo dagli illuminati, e quindi Siddharta dice che si può insegnare una scienza, una pratica, ma non la saggezza. Infatti quest'ultima deve essere ricercata da ognuno in modo del tutto autonomo, visto che tutti siamo diversi gli uni dagli altri. La saggezza deve essere raggiunta da soli, e tutti possono farlo, perchè la possibilità di diventare Buddha, è in ognuno di noi.
Siddharta sconvolge anche il centro del suo mondo, sostituendo la meditazione o le pratiche ascetiche con l'amore, così da creare una dottrina personale che non rifiuta niente, a differenza delle altre, ma comprende tutto.
Govinda rimane estasiato dalle parole di Siddharta, e riconosce l'uomo straordinario che è diventato (questo è il culmine del percorso di formazione: l'approvazione e il riconoscimento).
Così Siddharta chiede a Govinda di baciarlo sulla fronte, e il quel momento il monaco vede nel viso del vecchio amico innumerevoli volti e le immagini di tutte le cose, fino a quando non rivede il volto vero di Siddharta. Il suo sorriso è però diverso, sorride come Gotama, come il sublime, come l'illuminato che è diventato.

PERSONAGGI


Siddharta (Figura del leader = non si lascia influenzare dagli altri): è il protagonista della storia, che cerca di vivere la vita in tutta la sua pienezza per raggiungere l'illuminazione, per trovare risposta alle domande che lo assillano. Passa da un'esperienza all'altra, dal misticismo alla sessualità  e fino all'amore, dalla meditazione filosofica al duro mondo degli affari, finendo per diventare pure un umile barcaiolo e un padre. Non si ferma presso nessun maestro, eccetto il barcaiolo, che è più un esempio che un maestro e infatti egli lo vede pure un compagno e un amico. Non considera definitiva nessuna acquisizione perchè cerca la comprensione dell'universo intero.
Alla fine quel tutto, la ruota dell'apparenza, rifluirà  dietro il perfetto sorriso di Siddharta, quel sorriso che egli stesso aveva visto nella figura di Gotama, il Buddha.

Govinda (Figura da gregario = si fa influenzare dalla dottrina di Gotama; ha il ruolo di un aiutante, sul piano del romanzo di formazione): è il miglior amico di Siddharta per il quale ha una predilezione, lo segue in tutte le decisioni fino a quando non troverà un maestro che gli aggrada, il Buddha, del quale diventa uno dei tanti monaci seguaci. Govinda è di indole tranquilla, è un amico fedele e un personaggio statico perchè non ha cambiato il suo modo di pensare, a differenza di Siddharta. Una caratteristica che accomuna Govinda con Siddharta è la curiosità  e la ricerca delle risposte alle domande sul senso della vita, però le vie prescelte dai due sono radicalmente diverse: il primo si rifugia sempre in una dottrina già  elaborata, ha sempre bisogno di trovare un maestro, non riesce a concepire la ricerca come un impegno individuale e del tutto originale.

Incontri:
1. Siddharta è così disgustato da sè stesso, dopo aver lasciato la città , da desiderare la morte. Così giunge al grande fiume nel bosco e si lascia andare in acqua, ma la vita e sviene. Si risveglia come un uomo nuovo, avendo sentito l'Om sussurrato da fiume, e vede davanti a lui un monaco che lo veglia, era Govinda. Siddharta si rivela e l'amico rimase molto stupito, chiacchierarono per un po' e quindi si salutano.

2. Govinda, che per lungo tempo aveva sentito parlare del barcaiolo, decise di andare a trovarlo e incontra nuovamente il suo vecchio amico senza riconoscerlo. Sidharta gli spiega cosa aveva imparato dal fiume, si fa baciare la fronte dall'amico,il quale, in quel momento, vede moltissimi volti di animali e persone. Govinda capisce la "forza divina" dell'amico e si inchina solennemente davanti a lui che gli sorride serenamente.

SIDDHARTA COME ROMANZO DI FORMAZIONE


Questo è un romanzo di formazione: possiamo dirlo perchè esso ne contiene le caratteristiche tipiche. Siddharta da ragazzo va via di casa, in cerca della dottrina che soddisfi la sua sete di conoscenza. Il distacco con tutti, a parte il suo amico Govinda, una figura di aiutante, è la prima delle caratteristiche tipiche. Il primo periodo dopo la separazione dalle famiglie i due lo passano con i Samana, ma si accorgono che le pratiche ascetiche non soddisferanno le loro domande, e quindi partono per cercare l'illuminazione.
Dopo aver incontrato anche Buddha, il protagonista capisce che le dottrine non fanno per lui, a differenza di Govinda che segue il Buddha, che gli aveva dato la dottrina che cercava. Pure la separazione è un importante topos del romanzo di formazione.
Dopo questa prima parte, Siddharta si inserisce nella comunità  cittadina, quella degli “uomini bambini” (chiamati così per la loro inconsapevolezza e per la carica istintiva con cui si gettano dietro ai fantasmi del velo di Maia= illusione), dove incontra la cortigiana Kamala., che lo aiuta ad integrarsi nel mondo cittadino e con cui ha una relazione amorosa. Questa fase corrisponde al perdersi nella selva di tanti romanzi cavallereschi e delle fiabe, come pure nel mondo labirintico del romanzo di formazione.
Dopo un lungo periodo passato tra sesso, gioco e piaceri terreni, Siddharta si accorge di quanto si è allontanato dal suo scopo iniziale, ovvero la libertà  e l’autocontrollo attraverso la repressione delle emozioni; sentendosi tremendamente umiliato di non essere riuscito a evitare tali piaceri, anzi di esserne diventato schiavo, arriva sul punto di cercare si togliersi la vita.
Ma il suo fortuito incontro con Govinda insieme alla voce del fiume lo fa rinsanire, dandogli un nuovo scopo di vita: il ritorno alla ricerca.
La tappa finale è il fiume, presso cui egli si fermerà  fino alla fine del romanzo e dove imparerà , dal barcaiolo Vasudeva l'arte del mestiere e come interagire con la voce del fiume.
Dopo essersi confrontato con Kamala e il figlio Siddharta, capisce quanto sia stato difficile per suo padre lasciarlo andare via, quali sensazioni aveva provato e quale dolore gli aveva causato. Anche questa fase può essere ricondotta ai topoi del romanzo di formazione: l’eroe, divenuto a sua volta padre, mette alla prova se stesso in questa situazione e si scopre limitato e vulnerabile quanto lo era stato il proprio genitore. Sconvolto da questo, riprende il suo cammino lungo il fiume, durante il quale incontra Govinda per l'ultima volta: si confronteranno per vedere quali conoscenze hanno accumulato negli anni che hanno passato divisi. Govinda resta estasiato davanti al discorso dell'amico e capisce come lui sia arrivato alla meta, all'illuminazione, a modo suo, come sosteneva che ognuno dovesse fare. Le parole finali del romanzo sono un messaggio al lettore: un invito ad essere a nostra volta dei cercatori, a non accontentarci delle formule prefabbricate, a non disprezzare prima di aver conosciuto, ad amare tutto il mondo, anche nei suoi aspetti più umili. Solo questa può essere la strada della serenità .

 

CARATTERISTICHE PRINCIPALI


Topos Evento nel libro
Abbandono Siddartha lascia il tetto domestico, però in un contesto di scelta personale
Locus amoenus Casa di Kamala e quella di Vasudeva
Accettazione finale 1-Accettazione da Govinda come Illuminato.
2-Accettazione da se stesso come persona.
3-Accettazione del tutto, in quanto è un illuminato.
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