Liceo Scientifico "Galileo Galilei"

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Analisi dei romanzi di formazione

“Il cacciatore di aquiloni” e “Io non ho paura”


ricerca di ......

Confronto tra i due romanzi

Schema dell'Aspetto Formativo

 


IO NON HO PAURA - Niccolò Ammaniti


BIOGRAFIA DELL’AUTORE

ammanitiNiccolò Ammaniti è nato a Roma nel 1966. Ha esordito nel 1994 con il romanzo "Branchie". I suoi libri sono stati tradotti in francese, tedesco, spagnolo, greco e russo. Nel 2001 pubblica per Einaudi "Io non ho paura". Niccolò Ammaniti poi ritorna al fumetto, genere che ha contribuito a formare lo stile narrativo dello scrittore.




TRAMnon ho pauraA

La storia è ambientata nel 1978 ad Acqua Traverse, una piccola frazione di campagna situata nell’Italia del sud. Il protagonista della storia è Michele Amitrano, un ragazzino che, obbligato dal suo amico Teschio, entra in una casa abbandonata e scopre un buco nascosto nel terreno, in cui gli sembra di vedere dall'alto una gamba umana. Michele rimane molto turbato, ma non dice niente una volta a casa. Torna molte volte alla casa abbandonata e scopre che in quel buco è nascosto un bambino di nome Filippo, di cui diventa amico. Un giorno a casa sua arriva Sergio, un amico del padre, e quella stessa notte scopre il protagonista che i suoi genitori, insieme a Sergio ed ad altri abitanti del paesino, hanno rapito Filippo e vogliono chiedere un riscatto. Michele non riesce a tener nascosto il suo segreto e si confida con il suo migliore amico, Salvatore, che però lo tradisce. Scoperto mentre va a trovare Filippo, al protagonista viene proibito di incontrare di nuovo il bambino; però non riesce a far altro che pensare a lui. Un pomeriggio, insieme agli amici, torna alla casa abbandonata e scopre che Filippo è stato spostato in un altro nascondiglio. Quella notte, resosi conto dell'orribile decisione degli adulti di uccidere l’amico, fugge di casa per aiutarlo. Il bambino è però troppo debole per potersi muovere da solo; allora Michele lo incoraggia e alla fine, con una corda, riesce a tirarlo fuori dalla caverna in cui è rinchiuso. Lo convince a scappare, mentre lui rimane intrappolato nel nascondiglio. Arriva così il padre di Michele che ha il triste incarico di uccidere Filippo. Non riconosce il figlio e gli spara. Michele sviene e quando si risveglia sente il rumore di un elicottero, quello dei carabinieri che stanno cercando il bambino rapito. Mentre arrestano Sergio, Michele, confuso, implora il padre di fuggire, ma questi lo ignora e continua a piangere per suo figlio. Il finale è molto ambiguo, perché non si capisce se Michele sopravvive o meno.


PERSONAGGI

Michele è un bambino di nove anni che trascina la sorellina nei giochi con gli amici aiutandola e proteggendola. Non viene mai descritto fisicamente, ma sin dall’inizio del romanzo risaltano i suoi pregi: altruismo, generosità e disponibilità. Aiuta anche il piccolo rapito senza riserve, senza pensare alle possibili conseguenze; ha paura, ma agisce come una persona responsabile e matura e non ha il minimo dubbio su ciò che è bene e su come deve comportarsi . Si preoccupa , infatti, di comunicare al bambino quello che la madre ha detto in televisione: “tua madre dice che ti vuole bene”. Nel corso del romanzo assistiamo alla sua maturazione, o meglio, alla consapevolezza della vita adulta: le streghe e i lupi mannari alla fine non sono altro che le stesse persone che gli stanno accanto, trasformati dal denaro.
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Faceva finta, era stanca. Vado avanti, mi sono detto. E se si era fatta male davvero?

Teresa (la mamma) ha trent’anni, è bella e ha lunghi capelli neri che porta sciolti, occhi scuri e grandi come mandorle, una bocca larga, denti forti e bianchi. E’ una figura importante per la famiglia e viene descritto il lavoro costante che svolge in casa. Ma è anche una vittima, subisce le decisioni del marito e dei complici, non può dire la verità, spesso piange ed è di cattivo umore. All’inizio è gioiosa, ma successivamente prevale in lei l’angoscia, il peso della cattiva azione, il rimorso per un reato, e quindi cambia diventando una persona violenta e intrattabile.


Il padre è un uomo piccolo e magro, molte volte nervoso. Ha capelli neri, la barba ruvida e bianca sul mento. Ha un lavoro non ben definito al Nord, ma nel corso del romanzo si scopre che non è vero e che ha guadagnato tanti soldi in modo disonesto. E’ un padre distaccato e severo anche se in alcuni momenti scherza con i figli. Non va incontro a grandi cambiamenti di personalità nel corso del romanzo, però nel finale appare un padre preoccupato e in ansia per il figlio, piuttosto che per la sua incolumità.

Filippo è il bambino rapito, di nove anni. E’ impietrito dalla paura e viene tenuto in condizioni disumane tra sporco e rifiuti (la faccia è nera e sudicia, i capelli biondi e sottili impastati con la terra). Diffida di Michele, ma solo per poco tempo: infatti, dopo le iniziali parole sconnesse, parla con lui come un qualsiasi bambino alla propria mamma: lo aspetta per il suo cibo e le caramelle.
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Felice è il fratello maggiore di Teschio, un amico di Michele. Ha vent'anni ed è molto prepotente con i bambini del paese. Viene definito un “povero diavolo” e paragonato ad una tigre in gabbia, in quanto si aggira infuriato per Acqua Traverse. Anche nel vestirsi è originale e strano e non passa inosservato (pantaloni mimetici, giacche militari). E’ l’esecutore materiale del sequestro, ma non mostra nessun sentimento di pietà né di pentimento. E’ una persona estremamente sola: senza un amico e senza una donna.

Amico del padre di lui sappiamo solo alcuni particolari fisici (la pelle flaccida, ossa lunghe), ma l’autore ci racconta di un dolore ancora vivo che riguarda suo figlio morto in un burrone. Non ha nessuna evoluzione né positiva né negativa e rimane poco partecipe alla vicenda degli altri personaggi.

ANALISI DEL TESTO NARRATIVO

Narratore e punto di vista:
Il libro è raccontato da un narratore autodiegetico, che è anche il protagonista dei fatti. Il punto di vista è interno e fisso su di lui.

Dimensione tempo:
L'intreccio e la fabula seguono uno stesso percorso. Il libro ha un ritmo narrativo principalmente lento che affronta giorno per giorno la difficile estate di Michele e la sua crescente amicizia con Filippo.


IL CACCIATORE DI AQUILONI - Khaled Hosseini

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

hosseiniKaled Hosseini è nato a Kabul nel 1965, ultimo di cinque fratelli. Nel 1980, dopo l'arrivo dei russi, ha ottenuto asilo politico negli Stati Uniti, trasferendosi con la sua famiglia a San Josè, in California, dove vive tuttora con la moglie e i due figli. Laureato in medicina all'università di San Diego, nel 2003 ha scritto il suo primo romanzo, “ Il cacciatore di aquiloni”, diventato un eccezionale caso editoriale e ora anche un film molto amato dal pubblico.
Il suo secondo romanzo, “Mille splendidi soli”, ha ottenuto un successo altrettanto straordinario, facendo di Hosseini uno degli scrittori contemporanei più apprezzati. Recentemente, Khaled Hosseini è tornato in Afghanistan come inviato per l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

 

TRAMA

aquiloniDopo aver ricevuto una telefonata da Rahim Khan, vecchio amico e socio d'affari del padre Baba, Amir ricorda e racconta la sua infanzia con Hassan (servo hazara) e l'inverno in cui tutto è cambiato. Parla dei loro giochi, dei loro passatempi sopratutto degli aquiloni e delle battaglie con essi, ma allo stesso tempo dell'amore e dell'affetto non corrisposti per il padre, dell'essere stato una costante delusione per lui e dell'invidia e la rabbia nei confronti del suo servo tanto buono e perfetto da guadagnarsi la stima che a lui mancava, quella di Baba. Narra dell’ inverno 1975, in cui lui aveva assistito all'abuso su Hassan senza intervenire solo perché temeva di perdere l'aquilone che gli avrebbe permesso di ottenere l'accettazione del padre. Questa colpa lo perseguita durante tutta la sua adolescenza e gioventù , mentre lui fugge con Baba dall'Afghanistan, in cui è cresciuto, fino in America, dove instaura un nuovo rapporto con il padre e conosce Soraya, sua futura moglie. Ed è così che troviamo Amir inizialmente: sposato, senza figli, orfano anche del padre (morto di cancro), è un uomo a cui viene offerta un'occasione per "tornare ad essere buono". Con quest'idea il protagonista torna in Afghanistan per riprendere il figlio di Hassan, Sohrab, ormai orfano. Lo trova in casa di Assef, colui che in passato aveva abusato del servo hazara e padre del bambino. Compiendo ciò che avrebbe dovuto fare nell'inverno del 1975, Amir affronta il padrone di casa e si sente liberato dal peso della colpa non appena viene picchiato da lui. Il protagonista e il bambino scappano fino in Pakistan dove però il protagonista deve affrontare due problemi: la burocrazia e la depressione violenta di Sohrab che si chiude in sé stesso e arriva persino a tentare il suicidio. Riusciti a tornare in America, lo porta a vivere con sé e Soraya e inizia una vita di imbarazzi e silenzi infiniti. Il libro si conclude con una nuova battaglia di aquiloni in cui il bambino, che non aveva più spiccato parola né suono, sorride.

 

PERSONAGGI

Amir è il protagonista della trama formativa di questo romanzo. Con il procedere della storia si trasforma da bambino debole e pauroso, succube del padre perfetto e colpevole, a uomo potente e indipendente. Nell'infanzia è un bambino gracile, un debole forse, che non aspira altro che all'accettazione del padre Baba, un uomo grande e forte che sembra essere il totale opposto del figlio. Questa sua ossessiva ricerca di stima lo spinge persino a tradire e a negare l'aiuto al suo schiavo hazara Hassan, suo fratello di latte, il quale si scopre poi essere anche fratellastro. All'inizio del libro Amir è un uomo sposato, ma vive ancora con il peso di non essere intervenuto quando Assef, il bulletto del quartiere, aveva abusato del suo servo e di aver inoltre taciuto con il padre solo per non confessare la sua vigliaccheria. Spinto dal senso di colpa che lo perseguita, non respinge la possibilità di "redenzione" che gli viene offerta da Rahim Khan il quale gli chiede di salvare e prendere con sé il figlio ormai orfano dello stesso Hassan. Durante il suo viaggio di ritorno in Afganistan lui cresce e acquista una nuova concezione di sé stesso e, affrontando Assef per riavere Sohrab, fa ciò che avrebbe dovuto fare per il padre del bambino. Anche il suo combattere la depressione dell'orfano gli permette di proseguire il suo percorso che si conclude con il ritorno a casa sì, ma non con un lieto fine, bensì con un nuovo inizio libero da colpe.
bimbo2Ma io l'ho accolto. A braccia aperte. Perché la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io ero stato testimone dello sciogliersi del primo fiocco. Correvo.
Hassan è il capro espiatorio della colpa del protagonista. E' il suo servo e cacciatore di aquiloni, figlio di Ali e Sanaubar e di cultura hazara. Amir lo descrive come un bambino bello come una bambola cinese, con il labbro leporino, aggiustato da un chirurgo plastico come regalo di compleanno da parte di Baba, che si scopre poi essere il suo padre naturale. E' fedele e molto leale nei confronti di Amir, tanto che, nonostante lui sappia che l'amico ha visto ciò che gli è successo e non è intervenuto, non lo tradisce nemmeno quando lui cerca di allontanarlo accusandolo di furto, prendendosi la colpa di una cosa non fatta. Ed è quest'immagine di un bambino buono e leale, tradito per un rapporto tormentato con il padre che perseguita Amir. Quando riappare, non di persona ma nella lettera che il protagonista riceve da Rahim Khan, è un uomo felicemente sposato e rappacificato con una madre che era stata assente per tutta la sua infanzia, al quale non manca niente se non il suo amico Amir, per il quale prova ancora totale lealtà e un forte affetto. Ed è così che Hassan muore insieme alla moglie, prima di sapere la verità sul legame che lo lega al suo agha, messo in ginocchio sulla strada e fucilato.
bimbo3Non sapevo più in che mese o anno fosse successo. Ma il ricordo viveva in me, un frammento di passato perfettamente conservato, una pennellata di colore sulla tela della nostra vita che era diventata vuota e grigia.
Baba è l'apparentemente perfetto padre del protagonista e la causa della maggior parte, se non di tutti, i suoi complessi. Per Amir lui è alto, fortissimo, imbattibile, ma allo stesso tempo buono di cuore, generoso e bravo negli affari. E' un uomo di successo, ben voluto da tutti e idolatrato dal figlio, che però non riesce ad essere accettato da lui perché troppo diverso, in quanto non portato alle atività fisiche come il calcio e talmente debole da soffrire il mal d'auto. Il rapporto che lo lega ad Ali, il supposto padre hazara di Hassan, è molto simile a quello tra i rispettivi figli. Anche lui come il figlio, nonostante sia sempre cresciuto con lui e lo abbia sempre considerato un fratello, Ali resta solo il suo servo, non lo definisce mai “amico”. Baba è un uomo laico che rispetta le tradizioni religiose per abitudine. Dopo la fuga in America il rapporto tra lui e Amir si equilibra. Il figlio è tutto ciò che gli resta e lui inizia ad accettarlo per ciò che è e non per ciò che vorrebbe che fosse. Nonostante le difficoltà economiche, resta sempre l'uomo orgoglioso che era a Kabul, tanto da rifiutare persino i sussidi economici . Nemmeno il cancro lo ferma, rifiuta le cure e compie il suo unico dovere di padre: chiede le mano di Soraya, figlia del generale Taheri , per conto di suo figlio. Muore di cancro ai polmoni. Durante il viaggio di ritorno in Afganistan, Amir scopre che in realtà suo padre gli è molto simile: anche lui è tormentato dal senso di colpa dovuto ad una grave omissione: il mancato riconoscimento di Hassan come suo legittimo figlio. Ed è così che si vede perché allontana il figlio Amir colpevolizzandolo di essere il solo figlio che può legittimare e perché cerca di equilibrare le differenze tra lui e Hassan compensando i regali che fa al primo con l'affetto per l'altro, senza capire che l'amore era la soluzione di entrambi i problemi.
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Non si può amare una persona così senza temerla. Forse nemmeno senza odiarla un po'.

Ali è il padre putativo di Hassan. Orfano hazara accolto dalla famiglia pashtun di Baba, è cresciuto con lui ed è rimasto da adulto come suo servo. Ha il viso paralizzato e la gamba destra atrofizzata dalla poliomielite, cosa che lo rende oggetto delle prese in giro dei bambini pashtun del quartiere. Ama immensamente Hassan, anche se egli non è suo figlio naturale, tanto da rinunciare al lavoro in casa di Baba solo per proteggerlo e allontanarlo da Amir.


Assef è Il bullo del quartiere e il ragazzo che dopo la battaglia degli aquiloni vinta da Amir abusa di Hassan in un vicolo stretto mentre l'amico è dietro un muretto ad osservare impotente. È figlio di un afgano e di una tedesca ; ammira e condivide il pensiero di "pulizia" di Hitler e già da bambino pensa a come si potrebbe applicare nel suo paese. È il cattivo per eccellenza e non si limita a tormentare Ali, Amir e Hassan, ma riappare anche con Sohrab ed è qui che finalmente il protagonista si decide ad affrontarlo; con l'aiuto della fionda del bambino riesce a scamparla.


Rahim Khan è l'amico fidato e compagno d'affari di Baba. Sembra il padre ideale per Amir, in quanto lo capisce, lo ascolta ed è lui che offre al protagonista la possibilità di redenzione con il "salvataggio" di Sohrab. Lui sa tutto ciò che è accaduto tra Amir e Hassan eppure non abbandona il primo, anzi lo aiuta. Durante la festa per i tredici anni di Amir, si scopre che anche lui ha dovuto affrontare i pregiudizi sociali che dividono pasthun e hazara, dovendo per causa loro abbandonare l'amore della sua vita, una serva di cultura hazara.

ANALISI DEL TESTO NARRATIVO

Narratore e punto di vista:
Il libro è raccontato da un narratore autodiegetico, in cui il personaggio che racconta in prima persona ciò che è accaduto è anche il protagonista dei fatti. Il punto di vista è interno e fisso su Amir, il protagonista.

Dimensione tempo:
L'intreccio e la fabula seguono due distinti percorsi in questo libro. La fabula mette prima di tutto l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta di Amir fino alla telefonata di Rahim Khan, la telefonata stessa, il viaggio in Afghanistan e ritorno in America con Sohrab. L'intreccio invece pone come prima cosa la telefonata di Rahim Khan che è la causa della lunga analessi sull'infanzia di Amir e tutto ciò che accade prima della telefonata, ritorna poi il momento della telefonata e, per concludere, tutto ciò che avviene dopo di essa. Il libro ha un ritmo narrativo principalmente veloce, in quanto raggruppa periodi di tempo in descrizioni di abitudini, ma allo stesso tempo lento quando si sofferma su certi avvenimenti o momenti della storia (ad esempio la descrizione delle gare di aquiloni, che devono essere descritte minuziosamente sia perché sono un momento cruciale nel racconto sul piano narrativo e simbolico, sia perché non sono note al pubblico occidentale).

 


 

CONFRONTO TRA I ROMANZI

ANALOGIE
Entrambi i libri sono romanzi di formazione e anche romanzi sociali essendo ambientati in epoche molto vicine a quella in cui sono stati scritti. Un altro aspetto riguarda il fatto che non sono primariamente destinati a bambini, ma ad un pubblico adulto, anche se vediamo la vita di quel tempo con gli occhi e la mente di ragazzi, e non con quelli di un lettore a cui vengo raccontati fatti da uno storico. Attraverso la lettura traspare la nostalgia da parte degli autori, soprattutto nel romanzo di K. Hosseini, il cui libro è simile anche ad una sua autobiografia. Il rapporto con la famiglia da parte dei personaggi è molto importante, soprattutto con i rispettivi padri e dai libri possiamo capire come il ‘mostruoso’ ci sia così vicino e il rapimento sia normale nella vita del paese (comunque molto travagliata e povera). Infine i protagonisti scoprono che le parti si ribaltano di continuo e non c’è un buono che resta sempre tale (il padre di Michele ad esempio porta dei regali, ma poi si scopre che è coinvolto nel rapimento; però alla fine sta dalla parte del figlio).
DIFFERENZE
Una prima differenza è che ‘Io non ho paura’ è un romanzo di formazione in cui l’allontanamento dalla famiglia e il ritorno come adulto responsabile non c’è, perché i problemi sono presenti, affrontati e risolti all’interno del nucleo famigliare. L’unità di luogo e la relativa unità di tempo (un’unica torrida estate) fanno pensare ad un testo tragico. Il male non viene incontro a chi lascia la famiglia e si avventura in un mondo lontano e ostile, ma è già presente nella famiglia stessa, nelle sue contraddizioni. “Il cacciatore di aquiloni” è invece di tipo normale di romanzo di formazione, con l’allontanamento e il ritorno del protagonista come adulto capace di risolvere problemi e situazioni difficili. Il rapporto con le figure paterne però è diverso. Baba è un padre autorevole con tutte le virtù ed è un punto di riferimento, anche se non è gentile col figlio, che si sente disprezzato e ha bisogno di considerazione. Il rapporto con Rahim Kahn è infatti così forte perché è come un secondo padre, tutto positivo. Invece Hassan, il figlio illegittimo, è uguale a Baba e i ragazzi sono del tutto differenti (in realtà Amir è anche uguale al padre negli errori commessi e entrambi cercano la redenzione). In tutti e due i libri l’atteggiamento verso il padre si evolve e resta aperta un’incognita verso il futuro, una speranza malinconica. In “Io non ho paura” il padre è ammirato dal figlio che gli vuole bene e vede che è simile a lui; Michele poi scopre chi è in realtà il padre in un futuro incerto.

 

SCHEMA DELL'ASPETTO FORMATIVO


Nonostante parlino principalmente di bambini i due romanzi sono destinati ad un pubblico adulto perché:
  • si tratta di narrativa memoriale ------> è come se si trattasse di un ricordo di infanzia: infatti fanno ritornare all’epoca infantile e sono riferiti al ricordo anche i tempi verbali (passato prossimo e imperfetto).
  • non verrebbe apprezzato perché vanno capiti i riferimenti storico/ sociali che un bambino non può conoscere.
Io non ho paura
Il sud è povero e pieno di ingiustizie tra i diversi livelli sociali; si vive diversamente la povertà nella realtà del consumismo. Questi dislivelli provocano forti disagi e rancori e, secondo un modello proposto dalla televisione, trovano soluzione solo sfidando e infrangendo la legge a discapito delle “fortunate” famiglie del Nord. I percorsi di formazione sono centrati sulla famiglia e specialmente sulla figura paterna. Il paese è come un’unica famiglia ricca di contrasti tra adulti-adulti, bambini-bambini, adulti-bambini; e spesso il bambino non ha fiducia né stima per il padre sottomesso e assente (un vero anti- eroe). E i problemi non sono fuori, ma all'interno dell'ambito familiare . Il romanzo è come se volesse dire ‘guarda a che livello si può arrivare’ e va oltre all’immaginario di un bambino. Nel film (2003- Gabriele Salvatores), inoltre, le riprese sono ‘basse’ per far sì che lo spettatore veda letteralmente il mondo come appare all’altezza di un bambino.

Il cacciatore di aquiloni
Anche qui il personaggio cresce all’interno della propria famiglia (soprattutto con il padre).

Sintesi delle caratteristiche dei personaggi:

BABA AMIR
Uomo importante Dominato dal senso di inadeguatezza
Ricco e famoso Bisognoso di attenzione e considerazione
Coraggioso Poco coraggioso
Altruista e buono Geloso di Hassan
Generoso Commette due grandi colpe


Il romanzo si basa sulla colpa e la redenzione?
Sì, ma contemporaneamente no: il perfetto Baba ha molti sensi di colpa e si scopre nel susseguirsi del racconto che ha molti punti in comune con il figlio; per questo riversa inconsciamente su di lui le sue colpe. Finché vivono in Afghanistan, a Baba manca il coraggio di legittimare Hassan per via del pregiudizio sociale. Il futuro è il figlio di Hassan, ma allo stesso tempo rappresenta la speranza malinconica di un Afghanistan senza talebani, migliore sì, ma non sereno come prima dell’invasione sovietica. “Tipico del romanzo Novecentesco, si cerca la formazione nell’interiorità del personaggio sia in se stesso che nell’ambito familiare.” (perché le virgolette? Se è una citazione, dì da dove proviene o chi sta parlando).

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